Manca il fiato

donne+di+life_4Manca il tempo, manca il fiato. Mi sono accorta che non respiro. I miei respiri sono corti e sospesi, a tratti si fermano, per poi ripartire a singhiozzo. Per un lavoro più sicuro e la garanzia di qualche soldo, ho barattato la mia “libertà”. Mi ritrovo senza tempo, senza energie, stanca, triste. Per me che già metto sempre prima il dovere e poi il piacere, è un duro momento, perchè dopo il dovere è già l’ ora di andare a letto e la mia giornata finisce senza neanche essermi accorta che esisto. Continua a leggere

dimenticanze volute

Pare che io soffra di dimenticanze, volutamente e inconsciamente. Difficoltà a definire un pensiero e quindi a seguire una logica che presumibilmente dovrà sfociare in una azione. Ma per me, che ho deciso di stare ferma, risulta complicato ed estremamente difficile, decifrare i miei pensieri e dargli un ordine. Da qui a dimenticarsi cosa avevo detto o cosa volevo fare è un balzello. Pensare, dire e fare significherebbe avere una propria identità, in poche parole assumersi la responsabilità della propria vita e credere in se stessi.

Sento una grande confusione, pensieri che si accavallano, in contraddizione tra di loro, che paralizzano la mia vita. Dimentico ogni cosa continuamente, tutto ciò che mi riguarda in prima persona, pagare una bolletta, un appuntamento, o semplicemente le parole che volevo scrivere in questo momento.

Quale vantaggio ho da questo mio atteggiamento? Restare ferma, non andare avanti, non crescere, non allontanarmi dal mio babbo, da colui che mi voleva bambina brava e devota. Ma mentre prima poteva avere un senso, cioè quello di avere il suo amore, adesso non lo ha più, perchè lui non c’è più.

Devo lasciarlo andare.

Domani sono due anni che se ne è andato, due anni che non lo vedo, due anni che non posso chiamarlo, parlargli, due anni. Due anni che cerco di dare un senso alla sua morte, che cerco di capire quale sia la mia direzione da persona adulta, due anni che vorrei brillare di luce propria..

Ieri sera ho visto un film Mr. Magorium e la bottega delle meraviglie che parla proprio di questo…mi ci sono rivista molto, tranne nel finale, nel quale la protagonista decide di credere in se stessa e questo le permette di realizzare i suoi sogni…riuscisse anche a me….

hungry eyes

Con questa canzone oggi sono scoppiata a piangere. Ero in macchina, l’ ho sentita alla radio, senza preavviso ed era un sacco di tempo che non la ascoltavo. E’ incredibile come il suono di una canzone riesca ad evocare immagini, sensazioni e odori. Ho sentito odore di estate, mi sono rivista in pantaloncini corti e con occhi grandi, innamorati, ho sentito il batticuore di chi sogna il futuro e lo immagina strepitoso. E ho sentito le risate delle mie sorelle, il rumore dei piatti in cucina, il miagolio del mio gatto che mi chiede le coccole. E mi è sembrato tutto così vicino da poter credere che ancora è tutto li, a portata di mano. Ho ricordi così vivi del mio  passato che a stento riesco a credere che non esista più. Esiste oggi e basta, e oggi non mi piace. Non tutto non mi piace, ma direi che gran parte del mio presente non è proprio come sognavo sarebbe stato. E la responsabilità è solo mia, che non ho saputo ascoltarmi e che ho avuto paura di sbagliare e così, ho sbagliato.

lettera ad un amico

Riporto di seguito una lettera scritta ad un caro amico un anno fa. Un amico che ci ha lasciati, poco prima di questo ultimo Natale. Era amico di mio padre e negli ultimi due anni (quasi) lo era diventato anche per me.

28 dicembre 2012

Caro Carlo,

ti scrivo questa lettera perché voglio dirti alcune cose che mi stanno a cuore. Prima di questi ultimi mesi, dopo la morte di mio padre, ti conoscevo sommariamente, ti ho visto in occasioni che riguardavano le presentazioni dei libri del Babbo, ho sentito parlare di te da lui o dai giornali, ma mai ci siamo frequentati con l’ intenzione di conoscerci. Il Babbo era molto “avaro” in fatto di condividere con noi il suo mondo della Cultura, i suoi amici legati alla politica e all’ arte, non me ne parlava quasi mai, come se non ritenesse che potessi essere all’ altezza della situazione.

Non gliene faccio una colpa, magari anche io me ne sono poco interessata, ma mi rendo conto che questo nostro atteggiamento mi ha portato sempre a non sentirmi in grado di relazionarmi con i “grandi”.

 Tu la sai, la morte di mio padre è stata per me un duro colpo, mi sono sentita strappare un braccio, una gamba, ho sentito fisicamente dolore al cuore, davvero, pensavo che non sarei riuscita a riprendermi. Pochi attimi dopo la sua morte, mi sono detta : “Ora è un casino”. Sapevo che avrei dovuto affrontare una vita completamente diversa, mi sentivo sperduta, senza più il faro che illuminava il mio orizzonte. Sarei dovuta diventare grande.

 Era grande, mio padre, nel bene e nel male. Era difficile stare con lui, io sono riuscita a fare spazio nella mia vita per contenerlo tutto, così come era,  burbero, scontroso, egoista, a volte cattivo, ma anche buono, generoso, capace di un amore fuori dal comune, intelligente, profondo. Con uno sguardo sapeva interpretare i miei stati d’ animo, e dirmi cosa fare per andare avanti e superare la difficoltà del momento. Costruire un rapporto con lui è stato difficile e doloroso, ma posso dire con orgoglio che ce l’ abbiamo fatta, il nostro era un rapporto speciale, unico, e come tutti i rapporti profondi portava con se amore e odio, i sentimenti più grandi che un essere umano riesce a provare. Ovviamente l’ amore vinceva sempre, e il nostro rapporto si rafforzava sempre di più.

 Il suo mondo era tutto particolare, pochi riuscivano ad entrarvi, e pochi poi decidevano di rimanere. Si, perché lui così come ti aveva concesso di entrare, ti ci faceva anche uscire, ed in malo modo, senza mezzi discorsi, e tu lo sai bene. Non tollerava la mediocrità, la superficialità, la stupidità, le cose frivole e senza significato, non sottostava a queste cose, e appena le sentiva nell’ aria, le additava, le urlava al mondo perché avrebbe voluto che tutti le vedessero e aprissero gli occhi. Ma ci riusciva con pochi, ci riusciva solo con chi gli voleva davvero bene e uno di questi sei proprio tu Caro Tosco.

 Ora che ti conosco un pochino, mi rammarico di non averlo fatto prima, e al tempo stesso sono felicissima di averlo fatto almeno ora, e ti ringrazio per avermi dato la possibilità di starti vicino. Leggere il tuo libro è stata una bellissima esperienza, mi ha fatto scoprire che sei una forza della natura, una persona capace di non fermarsi davanti a niente, sei riuscito a superare con fiducia ed ottimismo un sacco di difficoltà, non ultima la guerra, con uno spirito e un coraggio da leoni. La tua vita è stata ricca e generosa sia dal punto di vista materiale che da quello umano, hai creato una splendida famiglia, hai amici che ti stimano e ti vogliono bene, sei diventato un punto di riferimento per quanto riguarda  la culturale e l’ arte, un rappresentante della nostra città nel mondo. Questo è solo merito tuo, del grande spirito di fratellanza che hai sempre nutrito verso il mondo intero.

Fortunato chi ha condiviso con te esperienze e avvenimenti, sicuramente ha arricchito il suo bagalio umano, come sento che sto facendo io adesso.

 Ti ringrazio di cuore per avermi dato la possibilità di leggere il tuo libro, per me è stato un onore.

Adesso ti saluto, ti abbraccio e ti carezzo la guancia come farei a mio padre se ancora fosse con me.

Con affetto

Ancora tu

Ho i brividi se solo penso a quello che ho sognato…e sono felice, perchè ho avuto quello di cui avevo bisogno. Ieri sera proprio non riuscivo a prendere sonno. Mi giravo e rigiravo in quel letto freddo, non riuscivo a riscaldarmi né a trovare posizione. Come sempre ho cominciato a pensarti, avevo un forte bisogno di parlarti e l’ ho fatto, ho chiuso gli occhi e ho formulato il mio desiderio, quello di avere un contatto, una parola, una tua carezza. Dopo un po’ ho cominciato a sentire qualcosa intorno a me. Ero cosciente, ma dormivo, anche se mi sembra di ricordare che avevo gli occhi aperti. Ho nettamente visto un ombra vicino al mio viso, e ho sentito la sensazione di paralisi dentro al mio corpo. E, ancora una volta, ho avuto paura. Con rammarico, ho pensato: ” no, ho troppa paura, non sono pronta”. E tutto é finito. Mi sono svegliata, e subito dopo addormentata nuovamente.

Poi c’è stato un sogno: Mi trovavo a casa tua, sapevo che eri in camera tua, non in quella degli ultimi anni, ma in quella dove stavi con la mamma quando ero piccola. Al piano di sotto, le mie sorelle confabulavano tra loro, parlando di eutanasia (nei tuoi riguardi? sono sempre state un pò gelose di me…) allora io sono corsa su e mi sono messa sdraitata accanto a te, con la testa sulla tua spalla, ho sentito il calore della pelle. Tu sorridevi, contento. Poi ci siamo alzati e con delle forbicine cominciavi a sfoltirti la sopracciglia sopra l’ occhio sinistro, facendo un disastro, così mi offrivo di pensarci io. Dopo aver sistemato le sopracciglia, ci trovavamo in centro, vicino al mio asilo dove tu mi portavi quando ero piccola, corravamo per mano verso quella direzione.

Ci vedo tante cose in questo sogno, in primo luogo mi piace pensare che tu mi abbia voluto ricordare la dolcezza che provavi per me quando ero piccola, infatti spesso venivo nel lettone e poggiavo la testa su di te mentre mi raccontavi le storie, e poi il momento dell’ asilo, dove io non volevo andare e tu mi facevi capire che mi ci portavi perché dovevi ma che ne avresti fatto volentieri a meno. Insomma, io avevo chiesto proprio questo, un conforto, una carezza, sentire che mi vuoi bene, nonostante questa condizione nella quale ci troviamo, io la vita, tu la morte, e che non ci permetta di comunicare. Un contatto c’è stato.

Poi chissà se é davvero così…mi piace pensarlo perchè mi da un momento di serenità, di calore ritrovato…Anche per quanto riguarda la prima fase del sonno dove ho percepito quelle cose….sarà vero? o é solo frutto della mia fantasia e della voglia incontrollata che ho di poterti rivedere? Non so.

Anche mio figlio oggi si stringe a me mentre dorme, poggiando la sua testolina sulla mia spalla, ed io sono felice di coccolarlo e carezzargli la testa, di vederlo così al sicuro, abbandonato al sonno più profondo tra le braccia della sua mamma…

urgenza di scrivere

Questo post lo avevo scritto la settimana prima di natale, poi non riuscii a finirlo e non lo avevo pubblicato. Lo faccio adesso perchè mi dispiace lasciarlo li chiuso in un angolino…:

“Un groviglio di pensieri che non riesco ad ordinare ristagnano nella mia testa. Ero già a letto, al calduccio, ma non riuscivo a dormire. Per una volta, dopo aver addormentato il piccolo, non sono caduta anche io nel sonno più profondo, e anzi, gli occhi sbarrati e la mente pensierosa, mi hanno costretta ad alzarmi ed accendere il computer.

Il Natale. La mancanza. La morte. L’ inutilità. Parole che fanno eco all’ infinito dentro di me. Lo scorso sabato è morta una cara persona. Amico di mio padre, spesso in questi quasi due anni dalla sua perdita, ero andata a trovarla per parlare un po’ di lui, di me, degli eventi.

Era anziano, malato, doveva accadere. Eppure di fronte a lei, la morte, si rimane sempre sbalorditi, increduli, senza parole. Pare sempre un’ ingiustizia, una nota stonata, uno screzio, una cattiveria. Una persona al suo capezzale, parlando al figlio in lacrime, diceva che la battaglia contro la morte, prima o poi, tutti, la perdono.

Ecco, arrivo a queste semplici considerazioni e non riesco ad andare avanti. Mi si presenta il vuoto, il nulla più totale, qualsiasi altro pensiero successivo è inutile, banale, scontato, non vale la pena di farne cenno. Mi verrebbe di scrivere frasi distruttive e pessimiste e non voglio. Perchè credo che un significato ci sia a questo evento triste che fa parte della vita, ma ancora non riesco a coglierlo, e questo mi fa rabbia.

Siamo esseri umani a tempo, come tutto abbiamo un’ inizio ed una fine, ed un percorso da compiere, più o meno lungo, più o meno impegnativo, e un dono da gestire, la vita. Ma perchè?

tre passi

Vorrei scrivere qualcosa che esula un po’ dall’ argomento che riguarda il mio blog, anche se, a pensarci bene non é poi così distante. Ieri mi é accaduto che nell’ arco di una giornata ho avuto notizie, o sentito, o parlato con i tre ragazzi più importanti della mia vita, quelli che hanno segnato le tappe più importanti.

Lo strano è che li ho “incontrati” in senso inverso alla naturale successione delle storie che ho avuto con loro. Il primo che ho sentito è stato infatti l’ ultimo con il quale sono stata per quasi 10 lunghi anni,  e con il quale mi ero sposata, aihmè. Mi ha svegliato con una telefonata alle 8 di domenica mattina per avere il numero di telefono di mia sorella che fa la veterinaria, perché il suo cagnolino stava male. Il secondo, che ho incontrato, é quello con il quale ho avuto la prima storia seria a 17 anni. Ci siamo trovati con i nostri bambini in centro, casualmente, per farli montare sulla slitta di Babbo Natale. E il terzo, di cui ho solo avuto notizie da una amica, é quello al quale ho dato il primo bacio. Praticamente questa amica lo conosce tramite le loro bimbe, e parlando é venuto fuori che mi conosceva, così lei mi ha chiamato per dirmelo e portarmi i suoi saluti.

Il primo bacio, la prima storia seria, il matrimonio.

Non vi sembra strano??? Faccio sempre l’ errore di voler caricare di significati le cose che mi accadono, ma non posso farne a meno, sono fatta così. Le persone che incontriamo nella vita non si incontrano casualmente, sono convinta del fatto che le scegliamo, anche se inconsciamente. Le vite delle persone si intrecciano e si contaminano, anche solo per un secondo, basta una parola detta in un certo modo e quella persona la ricorderai per tutta la vita. Figuriamoci quanto è importante e quanto ci influenzano le persone che condividono con noi tratti di vita, più o meno lunghi.

Non saprei dire il motivo che mi spinse in passato ad incontrare questi tre ragazzi, ma posso dire che alla fine di  ogni storia mi ritrovavo più ricca, più consapevole, e che ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa che ancora mi porto dentro. Inevitabilmente, incontrandoli, ho ripensato alla storia che fu….mi sono ritrovata a ripensare alla mia vita, a quello che facevo, non solo nelle storie in sé, ma proprio come vita in generale, e ti rendi conto di quanto sia duro e difficile crescere, lottare ogni giorno per vivere e diventare la persona che vuoi essere…Penso a me, adesso, e mi rendo conto che strada ne ho fatta tanta, e che tanta ancora ne devo fare, almeno lo spero…

Forse il motivo di tutto questo è proprio riflettere, per apprezzare gli attimi di vita che ho avuto la fortuna di vivere, e ringraziare coloro che, dolenti o volenti, hanno contribuito a costruire ciò che sono adesso…

tramezzino al tonno

b_tonnoIl cibo é sicuramente un elemento che mi suscita sempre molti ricordi sul mio babbo.  Mi raccontava sempre che da piccolo, poco più che due anni, rifiutava sistematicamente il latte e i formaggi che amorevolmente mia nonna tentava di dargli, infatti poi da grande scoprì di esserne allergico. C’ era la guerra, il cibo era poco e la nonna si impuntava a volerglielo dare per paura che non riuscisse a sfamarsi a sufficienza, ma niente da fare, piuttosto non mangiava. Perdeva peso e non cresceva, avendo altri 3 fratelli, sua mamma lo mandava spesso da suo nonno, e questa cosa lo salvò. Suo nonno aveva una bottega di generi alimentari, e poteva dargli spesso prosciutto e fagioli, e questo si che lo aggradava! L’ imprinting gli è poi rimasto per tutta la vita. I suoi cibi preferiti, che non mancavano mai nella sua dispensa erano: prosciutto, fagioli, tortellini, minestra di pane, patate, salame, rigatina, arista, salsicce, pollo arrosto e peperoncino. Verdure e frutta invece latitavano alla grande, fatta eccezione per i pomodori ( di stagione perchè se li coltivava lui),  i mandarini e le albicocche, il resto, se per caso si trovava nel suo frigorifero, li restava fino a fare la muffa. Unico ed insostituibile dessert la Millefoglie ma senza scaglie di cioccolata dentro.

Il tramezzino al tonno invece, ha bisogno di un suo paragrafo a parte. Lo scoprì quando io avevo circa 7/8 anni, era la mia merenda preferita, 2 fette di pan carré, maionese, tonno e insalata. Per lui una rivelazione, mangiarlo gli dava soddisfazione, lo appagava, gli dava quel senso di felicità che si prova quando ti fumi la sigaretta dopo il caffè. Fu una delle cose, insieme al prosciutto, e alla millefoglie che mi chiese all’ ospedale, in quei due o tre momenti di ripresa che ci furono. Allora andavamo a prenderglielo al bar Luca, li si che li fanno buoni, mica quelli dell’ ospedale, oppure il prosciutto dolce S. Daniele dalla Barni, o la pasta alla crema sempre al Bar Luca, perchè la millefoglie non si trovava quasi mai fatta a pasta.

Spesso mi riaffiorano i ricordi di quando si sforzava di mangiare per rimettere su peso. Ho visto un uomo, che soffriva, ripiegato su se stesso, che provava a mettersi a sedere per tentare di mangiare un tramezzino al tonno, che masticava lento, senza forza nelle mandibole stanche, con lo sguardo accigliato di chi si impegna in una azione ardua. Perchè anche mangiare un panino era diventato difficile come scalare una montagna alta 1000 metri. L’ ho visto rinunciare, rannicchiarsi con fatica sul letto, bere con una cannuccia un sorso di acqua, l’ ho visto maledire quel tramezzino, maledire se stesso, maledire me.

Sono macigni nell’ anima queste immagini, pesano e ristagnano, cerco di rimuoverle con l’ unico risultato che smuovendole fanno ancora più male. Vederlo spengnersi é stata in assoluto la cosa più dura di tutta la mia vita, ancor più di soffrire la sua mancanza. Non ho potuto fare niente. Niente di niente.

parlami

Stamani mi sono svegliata con una frase in testa :

Parlami,

perché io non lo sento,

parlami

quel che io so di te

ed una immagine di un aereo con al posto della coda vera,  la coda di un pesce.

A parte la frase nonsense, a cui non riesco a dare un significato, ma anche l’ immagine direi che é piuttosto strana…

L’ aereo pesce volava in cielo come se stesse nuotando in mare.

Devo dire che l’ immagine mi piace, molto, ma non riesco a capire se ha un senso oppure no.

Forse mi ci vuole una bella visita medica, di quelle approfondite e a 360 gradi.

Buona giornata a tutti…

 

 

go

goUna lotta continua contro me stessa. Sono stanca, e quando mi ritrovo  a combattere anche con chi, in teoria ma anche in pratica, dovrebbe proteggermi e sostenermi, allora tutto va a rotoli. Mi sento sola, e profondamente delusa dalla vita.  Sento un dolore acido e nauseante che mi pervade lo stomaco, sale fino al collo, raggiunge le tempie e sembrano scoppiare. Non riesco a pronunciare parola, a formulare un pensiero che mi incoraggi a credere che é solo un’ altro momento difficile che passerà. Dove sta il mio limite alla sofferenza? cosa deve accadere ancora perchè in me scatti la forza che mi permetterà di avere CORAGGIO? Quanto ancora sono disposta a subire una vita che non era quella che volevo?

Mi sono persa, per l’ ennesima volta mi sento di essere tornata al punto di partenza, senza aver nessunissima voglia di ripartire, perché tanto é inutile. Lotto ogni giorno per riconoscermi, trovare la mia identità come donna, mamma e compagna, ma non é mai abbastanza, non si arriva mai ad un momento in cui senti di aver conquistato una meta, o perlomeno, subito dopo, sembra tutto da rifare.

Quanto vorrei sentirmi leggera, spensierata, rilassata, a mio agio. Il mio viso é contratto, gli occhi hanno perso luce, la mia bocca è stretta, nella morsa del dubbio e dell’ indecisione.

Vorrei qualcuno che mi coccoli, che mi protegga, che mi avvolga nel suo calore corporeo e umano, fatto di abbracci e carezze, che mi dica che mi vuole bene, che mi guardi con i suoi occhi luminosi e mi rassicuri dicendomi che  anche nelle difficoltà ci sono delle vie di uscita.

Ho fatto il grandissimo errore di voler entrare nella vita delle persone in punta di piedi, sperando che prima o dopo si accorgessero di me, magari apprezzando la mia discrezione. Sbagliato. Il riguardo che ho avuto era solo paura di non essere accettata, e non paura di disturbare. E adesso che pretenderei considerazione, risulto una rompi scatole e basta. Ecco cosa succede a mettersi in disparte. Mi dicono che sono cambiata, non sono più quella di una volta. Ma chi mi vuole bene non dovrebbe essere contento di questo? Si rimane davvero sempre gli stessi?

Io sto solo diventando una donna adulta ( ed era anche l’ ora! ) é così disdicevole? Bo, sono confusa, sono io che pretendo troppo? oppure é qualcun altro che non é pronto per stare con una donna? Non lo so, so solo che non posso arrestare adesso questo processo che con grande fatica ho  messo in moto. La mia maturazione. Per niente e nessuno potrei farlo.

Almeno di questo sono certa.