Giugno 2012

5 giugno 2012 ore 6:00 mattino
Non riesco più a dormire.
Mi sono svegliata e ho cominciato a pensarti.
Ho pensato che gli uccellini che sentivo cantare , tu, non li potevi sentire, e che loro stavano cantando per la loro gioia, non per la mia, tanto meno per la tua. Ti svegliavi sempre a quest’ ora, mi dicevi, per prendere le medicine e fare colazione, caffè con poco latte e fette biscottate. Poi tornavi a letto e sognavi. Dove sono i tuoi sogni?

Vorrei farti un regalo.

Vorrei capire dove sono finiti i tuoi gesti, i tuoi pensieri, le tue speranze, i tuoi progetti.

Gli uccellini oggi cantano la vita,
cantano per ciò che  vedono e vivono.
E per te? chi canta?
chi pensa a te ora?
In quella dimensione sconosciuta,
quali suoni senti?
quale sole vedi?
sei sereno?
o è solo buio e silenzio?

Fammelo sapere Babbo.

Tutto va avanti senza sosta, senza respiro, il tuo respiro.
Non è importante che i tuoi occhi si aprano al giorno per far nascere un nuovo fiore.
Non esce un suono, non ci sono pensieri, non batte il cuore.

Possibile nessuno si sia accorto della tua dipartita?
Dove è la tua rabbia?
Non ci sono più asparagi che verranno colti dalla tue mani e dalle mie, insieme.

12 giugno 2012
Stanotte ti ho sognato, arrivavi a casa mia, stavi bene e appena ti vedevo scoppiavo a piangere dalla felicità. Ti abbracciavo e tu mi sorridevi. In casa c’ erano anche le mie sorelle e la mamma, ma rimanevano li.
La vita senza di te è molto più dura. Mi manchi.

13 giugno 2012
Ho visto la prova generale dello spettacolo tratto dal tuo racconto, e, a parte le lacrime che mi scorrevano senza sosta, sono rimasta senza parole, impietrita.
Dire bello, non ha significato, dire bravi, neppure, troppo poco.
ORGOGLIO, FELICITA’, PENA, SENSO DELL’ INGIUSTIZIA, NOSTALGIA, IMPRESSIONATA ancora una volta da quello che eri, da quello che riuscivi a concepire, a dire, a comunicare.
Il tuo racconto è un capolavoro, c’è la vita dentro e c’è la morte. C’è la cattiveria, la solitudine, la giustizia, il bene che vince sul male.

Mi manchi in un modo allucinante babbo, è un dolore fisico, mi sento lacerare la carne. Non è giusto che tu non ci sia più, non è proprio giusto.

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