11 febbraio 2013

Stanotte finalmente ti ho sognato. Mi hai regalato un bellissimo abbraccio, hai consolato le mie lacrime. Eri grande, eravamo in cucina a casa tua, io avevo fatto venire delle persone per aiutarmi a sconfiggere la tua morte. Mi sorridevi, lusingato dal mio affetto, quasi sorpreso, eri dolce. Io ho pianto come piange una bimba di tre anni, senza alcuna vergogna, come un fiume in piena.

Rifletto spesso sulla morte, guardo le persone per strada e mi chiedo se anche loro lo fanno, se anche loro guardando nei visi della gente che passa, si domandano come erano prima, come saranno dopo. Voglio dire, mi capita di guardare le persone ed immaginarmi come erano quando erano giovani, o di guardare dei bambini ed immaginare la loro faccia da adulti. Ieri al supermercato ho visto una signora piuttosto in la con gli anni, diciamo intorno alla settantina, aveva i capelli bianchi raccolti a pocchio in cima alla testa, il viso era magro e pulito, senza un filo di trucco, un cappotto verde ampio, un foulard colorato intorno al colletto del cappotto. Mi sembrava serena, consapevole, se non fosse stato per l’aspetto, le avrei dato molto meno. La sua espressione era di fierezza.
Anche io vorrei essere così a quell’ età, sembrava che non le importasse granché della sua età, ho pensato che a lei non importava neppure della morte.

Sto leggendo nuovamente il Diario di Anna Frank. Quanta pena, povera bambina, reclusa in quelle stanze, a difendere giorno dopo giorno la propria vita, costretta a convivere forzatamente con 7 persone in un alloggio segreto sempre più stretto, a dover fare tutto in silenzio, nascosta, come uno scarafaggio. Nonostante tutto, é piena di speranza, fa progetti per il futuro, non mette mai in dubbio il fatto che un giorno le cose potrebbero andarle male. La speranza la mantiene viva, gli obiettivi le tengono la mente fresca, la invogliano a leggere, a studiare a sapere…fino a che, un brutto giorno il sogno svanisce, e scoperti, traditi da qualcuno, viene prelevata, insieme a tutti gli altri e portata nei campi di concentramento dove morirà pochi giorni prima della liberazione per tifo.

Tu tenevi questo libro sempre accanto a te, ed era l’ unico libro, che ogni volta che andavi in ospedale, portavi con te. Anche l’ ultima volta era li. Riflettendoci adesso, trovo delle similitudini, tra Anna e te. Anche te, come lei, ti sentivi sempre attaccato da qualcuno (e forse lo eri), la tua sensibilità ti portava a capire in anticipo la natura vera delle persone, come un cane da tartufo, fiutavi la cattiveria della gente, e ti difendevi. Il tuo alloggio segreto era la tua casa, quelle due stanze dove la tua giornata si svolgeva sempre uguale, dove ogni giorno ti rintanavi per difenderti dagli altri. Mai nessuno più di te mi ha insegnato come, per vivere, basta veramente poco, basterebbe riuscire a rispettare se stessi, ad essere fedeli ai propri ideali, maturare la consapevolezza del bene e del male e scegliere da che parte stare.

Tra poco sarà un anno che non ti vedo più. Non posso dire di stare bene. Sto cercando il modo di mettermi in “contatto” con te, perchè ho bisogno di dare una nuova dimensione al nostro rapporto, che nessuno, neppure la morte, potrà distruggere.

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