Contatto

vorticeSono stai giorni molto intrecciati. Non ho avuto tempo per me, neanche 5 minuti per  fermarmi e scrivere tutte le cose che mi sono accadute. Ci provo adesso, perché stanno esplodendo, ma non sono nella giusta condizione.

Intanto vorrei raccontarti cosa mi è accaduto qualche giorno fa, di notte, anzi erano ormai le prime ore dell’ alba. Mi sono svegliata di soprassalto senza un motivo apparente, e non sono riuscita a riprender sonno per un’ ora almeno. Ad un certo punto ho sentito il mio corpo che ha cominciato ad informicolarsi, mi sono accorta di non potermi più muovere, riuscivo solo ad aprire gli occhi ma la visione era sfuocata. Cercavo di muovermi, di urlare, ma non riuscivo a farlo e anzi, più lo facevo e più mi sentivo immobilizzata, e il formicolio aumentava. Ho cercato quindi di respirare lentamente, di rilassarmi e piano piano ho riaperto gli occhi. Davanti a me in direzione del comò ho visto nascere un punto di luce, come fosse una lucciola nella notte, e accanto si è formata un’ ombra, una sagoma che ho percepito essere la forma di un bambino messo a gattoni.

Ho avuto paura. Ho pensato che di li a poco mi saresti comparso davanti agli occhi, e ho desiderato con tutta me stessa che quella sensazione terminasse all’ istante. Così è stato, mi sono svegliata, e tutto è passato. Su internet ho visto che è una cosa che può capitare, si chiama paralisi nel sonno, detta anche paralisi ipnagogica.

Il fatto è che questa cosa mi ha lasciato una sensazione strana. E se davvero mi fossi apparso?? No, la mia razionalità mi impedisce di crederci, ma ho desiderato che mi riaccadesse per provare a non avere paura e vedere cosa poteva succedere. Così la sera dopo è successo di nuovo, ma purtroppo, benché non abbia avuto paura, non riuscivo a mantenere la concentrazione, e distratta da movimenti e rumori esterni, mi sono svegliata.

Quanta voglia avrei di rivederti Babbo.

Allora ti ho sognato, purtoppo uno dei sogni non lo ricordo più. Ricordo quello di stanotte però. Eravamo a casa tua al secondo piano, tu eri tornato, non da morto ma vivo, acciaccato con seri problemi fisici, ma vivo. Eri più giovane. Ti abbracciavo, baciavo, sentivo il calore della tua pelle sulle mani, piangevo dalla gioia per averti ritrovato. Tu eri molto debole, ma felice di vedermi, mi dicevi di ricordarti che al tuo funerale, quando parlai di te, notasti che parlavo troppo veloce. Poi ricordo la scena di me e le mie sorelle a dormire nella nostra vecchia camera, mentre tu eri nella camera accanto in un lettino a fianco del  letto matrimoniale, dove invece stava dormendo la mamma.

Poi di nuovo eravamo insieme al piano di sotto, tra l’ ingresso e la sala, ti tenevo in braccio, come tu fossi un bambino, ti coccolavo e carezzavo. Ti ho chiesto se dovevo andare avanti con il progetto del libro, tu mi hai risposto di si, e mi comunicavi che era l’ ora di andare via, dovevi partire con un tuo amico. Io piangevo, tu ti sei toccato il cuore con la mano e piano piano hai perso le forze, e ti sei accasciato su di me. Presa dal panico ho cominciato a gridare il nome di mia sorella per chiederle aiuto, urlavo sempre più forte, fino a che ho sentito la tua voce che gridava ancora più forte il mio nome. Mi sono svegliata.

Stamattina mi sono svegliata con la sensazione di chi ha vissuto un evento importante, e non vede l’ ora di ripensarci per rivivere le sensazioni provate. Non so dire se è una cosa positiva o meno. Qualcuno potrebbe pensare che sono solo ossesionata, ansiosa, che ancora non ho superato la tua morte. Io non sono dispiaciuta di questi sogni, per un attimo ti ho sentito, c’è stato un contatto tra noi, ed era quello che desideravo accadesse. Mi spiace solo che ti rivivo sempre nel punto di morte, rinasci, per poi morire, di nuovo.

Sono molto confusa su cosa pensare. So solo che vorrei sognarti ancora per provare  di nuovo la sensazione di sentirti vicino a me, l’ illusione di poterti parlare, abbracciare.

Devo andare.

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