Non ci siamo 2

055-crisalide-farfalla-1Non volevo dare questo nome all’ articolo, perché gli da un taglio ironico (dato che ce ne è già un’ altro chiamato così) e in questo momento per me non c’é proprio niente da ridere. Oppressione, claustrofobia, smarrimento, tristezza, delusione, lacrime, durezza. Mi sento come  una pietra, sono dura come un macigno di miliardi di anni, vecchio e triste, fermo, immobile. Dentro invece mi sento talmente smarrita, atterrita, senza alcuna forza, inerme, debole.

Non riesco a comunicare, perché ho scoperto che non so cosa dire. Sono diventata talmente passiva a ciò che mi accade, che qualsiasi cosa mi venga in mente da dire, un mio pensiero o opinione, lo smonto all’ istante, non lo considero interessante, né degno di ascolto alcuno.

Provo rabbia verso questo mio stato catatonico, che si ripresenta periodicamente,  da quando ho memoria di me. L’ unica cosa che nel tempo é cambiata é che prima oltre farmi rabbia mi facevo anche pena, adesso no.

Sono depressa? ed eventualmente che vuol dire?

In questi momenti mi manchi ancora di più Babbo, sarei potuta venire da te e avremo parlato, magari, non avrei risolto, ma avrei sentito il calore della famiglia, di una persona sinceramente addolorata per il mio stato d’ animo. Stiamo liberando la casa dalla tua vita. Ho preso e sto prendendo quello che riesco, quello che posso. Il tuo pigiama, i tuoi pantaloni, una maglia di lana, alcune camicie, i tuoi orologi, la tua sveglia, fotografie, quadri, scritti. Ho buttato via le scarpe. Non so perché. Ho lavato alcuni vestiti ancora in buono stato per donarli in beneficenza, li ho lavati e stirati, per l’ ultima volta.

Sono troppo ancorata al passato, mi commuovo quando mi penso bambina con te nel bosco a raccogliere asparagi, al tavolo tondo a fare disegni, mi manca la mia vivacità, la speranza di allora che avevo verso la vita, la dolcezza, il calore che mi trasmettevi. Non riesco a guardare avanti con serenità. La vita sarà la morte, ancora, sarà sofferenza e dolore. Ho cercato di ricrearmi la mia famiglia, due volte, ma con scarsissimi risultati, a parte mio figlio.

Mi sveglio al mattino con l’ ansia di riuscire a fare più cose possibile, ogni attimo morto, è perduto non tornerà più. Ma invece di godermelo fino in fondo, lo vivo con difficoltà, vado in apnea, mi manca il fiato.

Eppure dovrei odiarti, quanto meno tirare fuori la rabbia nei tuoi confronti. Io non ci riesco, non ce la faccio proprio.

Sei bruco,
che divenuto crisalide
dorme quieto e attende la nascita?

Nella seta del tuo bozzolo,
un sonno rinnovatore
ti tiene sospeso.

Al tempo, allora,
diventerai farfalla?

Allora vola da me,
raccontami cosa hai visto,
cancella dai miei occhi le ombre,
e donami la luce,
per illuminare il mio orizzonte.

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