stagioni

nebbiaA volte ti penso talmente “sempre” che non me ne rendo neanche più conto. E’ come se ti percepissi dentro di me, come se ti fossi trovato un posticino tutto tuo, non invadente, che riesce a condividere con me ogni mia emozione, stato d’ animo e fisico. Ti sento come si sente un dolore alle osse ad ogni cambio di stagione, quando le parti del nostro corpo (quelle più deboli) si fanno sentire, ti avvertono che qualcosa sta cambiando, il collo scricchiola, il ginocchio fa uggia, l’ umore è pessimo.

Tu sicuramente ti sei accomodato nella testa, ti manifesti con cefalee lievi ma persistenti, che mi risvegliano alle tue esigenze, come se mi chiedessi di ricordarti, di pensarti, di fare qualcosa per te. A volte invece stazioni nel cuore, inteso come la mia parte emotiva, e li ti scateni in un turbinio di emozioni ( stavolta invadenti! ) che mettono a repentaglio tutte le mie, poche, certezze. Tutto si rimette in discussione e ci vuole parecchio tempo perché io riesca nuovamente a fare un po’ di ordine.

A volte invece  scateni la parte emotiva bella, quella che apre i rubinetti all’ acqua che disseta la tua mancanza, ti manifesti con ricordi teneri, avvolgenti, nei miei occhi compaiono le immagini dei momenti che abbiamo passato insieme, e quella più ricorrente é sicuramente quella di noi al tavolo a leggere un libro, o a sfogliare l’ enciclopedia per vedere il significato di una parola, o la collocazione temporale di un personaggio storico. E poi il tuo entusiasmo quando dovevi scrivere un articolo, e la tensione che si scioglieva subito dopo, finito il lavoro, con la preparazione di un bel piatto di fagioli da gustarsi davanti alla tv, anche alle quattro del pomeriggio.

Perdendo te, ho perso tantissimo, a volte mi chiedo che senso ha che il tuo percorso si sia interrotto, dal momento che avevi ancora tanto da dire e da trasmettere. Quello che non hai potuto fare…dove é andato?

Ieri al supermercato ho visto un omino, mi ha ricordato te, nei suoi gesti lenti per risparmiare fiato, nelle smorfie della bocca per togliersi dall’ imbarazzo, nel guardarsi intorno per controllare che nessuno lo stesse guardando.

Tra poco arriverà l’ autunno, e alle prime pioggie, non ci sarà la segatura a tamponare l’ acqua che ti entra in casa, non ci sarà l’ odore di umido sui tuoi vestiti, il plaid scozzese sopra a letto, i bicchieri usati sul tavolo, l’ acquaio della cucina pieno dipiatti, il frigo vuoto, la radio accesa in bagno.

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