tramezzino al tonno

b_tonnoIl cibo é sicuramente un elemento che mi suscita sempre molti ricordi sul mio babbo.  Mi raccontava sempre che da piccolo, poco più che due anni, rifiutava sistematicamente il latte e i formaggi che amorevolmente mia nonna tentava di dargli, infatti poi da grande scoprì di esserne allergico. C’ era la guerra, il cibo era poco e la nonna si impuntava a volerglielo dare per paura che non riuscisse a sfamarsi a sufficienza, ma niente da fare, piuttosto non mangiava. Perdeva peso e non cresceva, avendo altri 3 fratelli, sua mamma lo mandava spesso da suo nonno, e questa cosa lo salvò. Suo nonno aveva una bottega di generi alimentari, e poteva dargli spesso prosciutto e fagioli, e questo si che lo aggradava! L’ imprinting gli è poi rimasto per tutta la vita. I suoi cibi preferiti, che non mancavano mai nella sua dispensa erano: prosciutto, fagioli, tortellini, minestra di pane, patate, salame, rigatina, arista, salsicce, pollo arrosto e peperoncino. Verdure e frutta invece latitavano alla grande, fatta eccezione per i pomodori ( di stagione perchè se li coltivava lui),  i mandarini e le albicocche, il resto, se per caso si trovava nel suo frigorifero, li restava fino a fare la muffa. Unico ed insostituibile dessert la Millefoglie ma senza scaglie di cioccolata dentro.

Il tramezzino al tonno invece, ha bisogno di un suo paragrafo a parte. Lo scoprì quando io avevo circa 7/8 anni, era la mia merenda preferita, 2 fette di pan carré, maionese, tonno e insalata. Per lui una rivelazione, mangiarlo gli dava soddisfazione, lo appagava, gli dava quel senso di felicità che si prova quando ti fumi la sigaretta dopo il caffè. Fu una delle cose, insieme al prosciutto, e alla millefoglie che mi chiese all’ ospedale, in quei due o tre momenti di ripresa che ci furono. Allora andavamo a prenderglielo al bar Luca, li si che li fanno buoni, mica quelli dell’ ospedale, oppure il prosciutto dolce S. Daniele dalla Barni, o la pasta alla crema sempre al Bar Luca, perchè la millefoglie non si trovava quasi mai fatta a pasta.

Spesso mi riaffiorano i ricordi di quando si sforzava di mangiare per rimettere su peso. Ho visto un uomo, che soffriva, ripiegato su se stesso, che provava a mettersi a sedere per tentare di mangiare un tramezzino al tonno, che masticava lento, senza forza nelle mandibole stanche, con lo sguardo accigliato di chi si impegna in una azione ardua. Perchè anche mangiare un panino era diventato difficile come scalare una montagna alta 1000 metri. L’ ho visto rinunciare, rannicchiarsi con fatica sul letto, bere con una cannuccia un sorso di acqua, l’ ho visto maledire quel tramezzino, maledire se stesso, maledire me.

Sono macigni nell’ anima queste immagini, pesano e ristagnano, cerco di rimuoverle con l’ unico risultato che smuovendole fanno ancora più male. Vederlo spengnersi é stata in assoluto la cosa più dura di tutta la mia vita, ancor più di soffrire la sua mancanza. Non ho potuto fare niente. Niente di niente.

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