urgenza di scrivere

Questo post lo avevo scritto la settimana prima di natale, poi non riuscii a finirlo e non lo avevo pubblicato. Lo faccio adesso perchè mi dispiace lasciarlo li chiuso in un angolino…:

“Un groviglio di pensieri che non riesco ad ordinare ristagnano nella mia testa. Ero già a letto, al calduccio, ma non riuscivo a dormire. Per una volta, dopo aver addormentato il piccolo, non sono caduta anche io nel sonno più profondo, e anzi, gli occhi sbarrati e la mente pensierosa, mi hanno costretta ad alzarmi ed accendere il computer.

Il Natale. La mancanza. La morte. L’ inutilità. Parole che fanno eco all’ infinito dentro di me. Lo scorso sabato è morta una cara persona. Amico di mio padre, spesso in questi quasi due anni dalla sua perdita, ero andata a trovarla per parlare un po’ di lui, di me, degli eventi.

Era anziano, malato, doveva accadere. Eppure di fronte a lei, la morte, si rimane sempre sbalorditi, increduli, senza parole. Pare sempre un’ ingiustizia, una nota stonata, uno screzio, una cattiveria. Una persona al suo capezzale, parlando al figlio in lacrime, diceva che la battaglia contro la morte, prima o poi, tutti, la perdono.

Ecco, arrivo a queste semplici considerazioni e non riesco ad andare avanti. Mi si presenta il vuoto, il nulla più totale, qualsiasi altro pensiero successivo è inutile, banale, scontato, non vale la pena di farne cenno. Mi verrebbe di scrivere frasi distruttive e pessimiste e non voglio. Perchè credo che un significato ci sia a questo evento triste che fa parte della vita, ma ancora non riesco a coglierlo, e questo mi fa rabbia.

Siamo esseri umani a tempo, come tutto abbiamo un’ inizio ed una fine, ed un percorso da compiere, più o meno lungo, più o meno impegnativo, e un dono da gestire, la vita. Ma perchè?

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tre passi

Vorrei scrivere qualcosa che esula un po’ dall’ argomento che riguarda il mio blog, anche se, a pensarci bene non é poi così distante. Ieri mi é accaduto che nell’ arco di una giornata ho avuto notizie, o sentito, o parlato con i tre ragazzi più importanti della mia vita, quelli che hanno segnato le tappe più importanti.

Lo strano è che li ho “incontrati” in senso inverso alla naturale successione delle storie che ho avuto con loro. Il primo che ho sentito è stato infatti l’ ultimo con il quale sono stata per quasi 10 lunghi anni,  e con il quale mi ero sposata, aihmè. Mi ha svegliato con una telefonata alle 8 di domenica mattina per avere il numero di telefono di mia sorella che fa la veterinaria, perché il suo cagnolino stava male. Il secondo, che ho incontrato, é quello con il quale ho avuto la prima storia seria a 17 anni. Ci siamo trovati con i nostri bambini in centro, casualmente, per farli montare sulla slitta di Babbo Natale. E il terzo, di cui ho solo avuto notizie da una amica, é quello al quale ho dato il primo bacio. Praticamente questa amica lo conosce tramite le loro bimbe, e parlando é venuto fuori che mi conosceva, così lei mi ha chiamato per dirmelo e portarmi i suoi saluti.

Il primo bacio, la prima storia seria, il matrimonio.

Non vi sembra strano??? Faccio sempre l’ errore di voler caricare di significati le cose che mi accadono, ma non posso farne a meno, sono fatta così. Le persone che incontriamo nella vita non si incontrano casualmente, sono convinta del fatto che le scegliamo, anche se inconsciamente. Le vite delle persone si intrecciano e si contaminano, anche solo per un secondo, basta una parola detta in un certo modo e quella persona la ricorderai per tutta la vita. Figuriamoci quanto è importante e quanto ci influenzano le persone che condividono con noi tratti di vita, più o meno lunghi.

Non saprei dire il motivo che mi spinse in passato ad incontrare questi tre ragazzi, ma posso dire che alla fine di  ogni storia mi ritrovavo più ricca, più consapevole, e che ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa che ancora mi porto dentro. Inevitabilmente, incontrandoli, ho ripensato alla storia che fu….mi sono ritrovata a ripensare alla mia vita, a quello che facevo, non solo nelle storie in sé, ma proprio come vita in generale, e ti rendi conto di quanto sia duro e difficile crescere, lottare ogni giorno per vivere e diventare la persona che vuoi essere…Penso a me, adesso, e mi rendo conto che strada ne ho fatta tanta, e che tanta ancora ne devo fare, almeno lo spero…

Forse il motivo di tutto questo è proprio riflettere, per apprezzare gli attimi di vita che ho avuto la fortuna di vivere, e ringraziare coloro che, dolenti o volenti, hanno contribuito a costruire ciò che sono adesso…

tramezzino al tonno

b_tonnoIl cibo é sicuramente un elemento che mi suscita sempre molti ricordi sul mio babbo.  Mi raccontava sempre che da piccolo, poco più che due anni, rifiutava sistematicamente il latte e i formaggi che amorevolmente mia nonna tentava di dargli, infatti poi da grande scoprì di esserne allergico. C’ era la guerra, il cibo era poco e la nonna si impuntava a volerglielo dare per paura che non riuscisse a sfamarsi a sufficienza, ma niente da fare, piuttosto non mangiava. Perdeva peso e non cresceva, avendo altri 3 fratelli, sua mamma lo mandava spesso da suo nonno, e questa cosa lo salvò. Suo nonno aveva una bottega di generi alimentari, e poteva dargli spesso prosciutto e fagioli, e questo si che lo aggradava! L’ imprinting gli è poi rimasto per tutta la vita. I suoi cibi preferiti, che non mancavano mai nella sua dispensa erano: prosciutto, fagioli, tortellini, minestra di pane, patate, salame, rigatina, arista, salsicce, pollo arrosto e peperoncino. Verdure e frutta invece latitavano alla grande, fatta eccezione per i pomodori ( di stagione perchè se li coltivava lui),  i mandarini e le albicocche, il resto, se per caso si trovava nel suo frigorifero, li restava fino a fare la muffa. Unico ed insostituibile dessert la Millefoglie ma senza scaglie di cioccolata dentro.

Il tramezzino al tonno invece, ha bisogno di un suo paragrafo a parte. Lo scoprì quando io avevo circa 7/8 anni, era la mia merenda preferita, 2 fette di pan carré, maionese, tonno e insalata. Per lui una rivelazione, mangiarlo gli dava soddisfazione, lo appagava, gli dava quel senso di felicità che si prova quando ti fumi la sigaretta dopo il caffè. Fu una delle cose, insieme al prosciutto, e alla millefoglie che mi chiese all’ ospedale, in quei due o tre momenti di ripresa che ci furono. Allora andavamo a prenderglielo al bar Luca, li si che li fanno buoni, mica quelli dell’ ospedale, oppure il prosciutto dolce S. Daniele dalla Barni, o la pasta alla crema sempre al Bar Luca, perchè la millefoglie non si trovava quasi mai fatta a pasta.

Spesso mi riaffiorano i ricordi di quando si sforzava di mangiare per rimettere su peso. Ho visto un uomo, che soffriva, ripiegato su se stesso, che provava a mettersi a sedere per tentare di mangiare un tramezzino al tonno, che masticava lento, senza forza nelle mandibole stanche, con lo sguardo accigliato di chi si impegna in una azione ardua. Perchè anche mangiare un panino era diventato difficile come scalare una montagna alta 1000 metri. L’ ho visto rinunciare, rannicchiarsi con fatica sul letto, bere con una cannuccia un sorso di acqua, l’ ho visto maledire quel tramezzino, maledire se stesso, maledire me.

Sono macigni nell’ anima queste immagini, pesano e ristagnano, cerco di rimuoverle con l’ unico risultato che smuovendole fanno ancora più male. Vederlo spengnersi é stata in assoluto la cosa più dura di tutta la mia vita, ancor più di soffrire la sua mancanza. Non ho potuto fare niente. Niente di niente.

parlami

Stamani mi sono svegliata con una frase in testa :

Parlami,

perché io non lo sento,

parlami

quel che io so di te

ed una immagine di un aereo con al posto della coda vera,  la coda di un pesce.

A parte la frase nonsense, a cui non riesco a dare un significato, ma anche l’ immagine direi che é piuttosto strana…

L’ aereo pesce volava in cielo come se stesse nuotando in mare.

Devo dire che l’ immagine mi piace, molto, ma non riesco a capire se ha un senso oppure no.

Forse mi ci vuole una bella visita medica, di quelle approfondite e a 360 gradi.

Buona giornata a tutti…

 

 

go

goUna lotta continua contro me stessa. Sono stanca, e quando mi ritrovo  a combattere anche con chi, in teoria ma anche in pratica, dovrebbe proteggermi e sostenermi, allora tutto va a rotoli. Mi sento sola, e profondamente delusa dalla vita.  Sento un dolore acido e nauseante che mi pervade lo stomaco, sale fino al collo, raggiunge le tempie e sembrano scoppiare. Non riesco a pronunciare parola, a formulare un pensiero che mi incoraggi a credere che é solo un’ altro momento difficile che passerà. Dove sta il mio limite alla sofferenza? cosa deve accadere ancora perchè in me scatti la forza che mi permetterà di avere CORAGGIO? Quanto ancora sono disposta a subire una vita che non era quella che volevo?

Mi sono persa, per l’ ennesima volta mi sento di essere tornata al punto di partenza, senza aver nessunissima voglia di ripartire, perché tanto é inutile. Lotto ogni giorno per riconoscermi, trovare la mia identità come donna, mamma e compagna, ma non é mai abbastanza, non si arriva mai ad un momento in cui senti di aver conquistato una meta, o perlomeno, subito dopo, sembra tutto da rifare.

Quanto vorrei sentirmi leggera, spensierata, rilassata, a mio agio. Il mio viso é contratto, gli occhi hanno perso luce, la mia bocca è stretta, nella morsa del dubbio e dell’ indecisione.

Vorrei qualcuno che mi coccoli, che mi protegga, che mi avvolga nel suo calore corporeo e umano, fatto di abbracci e carezze, che mi dica che mi vuole bene, che mi guardi con i suoi occhi luminosi e mi rassicuri dicendomi che  anche nelle difficoltà ci sono delle vie di uscita.

Ho fatto il grandissimo errore di voler entrare nella vita delle persone in punta di piedi, sperando che prima o dopo si accorgessero di me, magari apprezzando la mia discrezione. Sbagliato. Il riguardo che ho avuto era solo paura di non essere accettata, e non paura di disturbare. E adesso che pretenderei considerazione, risulto una rompi scatole e basta. Ecco cosa succede a mettersi in disparte. Mi dicono che sono cambiata, non sono più quella di una volta. Ma chi mi vuole bene non dovrebbe essere contento di questo? Si rimane davvero sempre gli stessi?

Io sto solo diventando una donna adulta ( ed era anche l’ ora! ) é così disdicevole? Bo, sono confusa, sono io che pretendo troppo? oppure é qualcun altro che non é pronto per stare con una donna? Non lo so, so solo che non posso arrestare adesso questo processo che con grande fatica ho  messo in moto. La mia maturazione. Per niente e nessuno potrei farlo.

Almeno di questo sono certa.

stagioni

nebbiaA volte ti penso talmente “sempre” che non me ne rendo neanche più conto. E’ come se ti percepissi dentro di me, come se ti fossi trovato un posticino tutto tuo, non invadente, che riesce a condividere con me ogni mia emozione, stato d’ animo e fisico. Ti sento come si sente un dolore alle osse ad ogni cambio di stagione, quando le parti del nostro corpo (quelle più deboli) si fanno sentire, ti avvertono che qualcosa sta cambiando, il collo scricchiola, il ginocchio fa uggia, l’ umore è pessimo.

Tu sicuramente ti sei accomodato nella testa, ti manifesti con cefalee lievi ma persistenti, che mi risvegliano alle tue esigenze, come se mi chiedessi di ricordarti, di pensarti, di fare qualcosa per te. A volte invece stazioni nel cuore, inteso come la mia parte emotiva, e li ti scateni in un turbinio di emozioni ( stavolta invadenti! ) che mettono a repentaglio tutte le mie, poche, certezze. Tutto si rimette in discussione e ci vuole parecchio tempo perché io riesca nuovamente a fare un po’ di ordine.

A volte invece  scateni la parte emotiva bella, quella che apre i rubinetti all’ acqua che disseta la tua mancanza, ti manifesti con ricordi teneri, avvolgenti, nei miei occhi compaiono le immagini dei momenti che abbiamo passato insieme, e quella più ricorrente é sicuramente quella di noi al tavolo a leggere un libro, o a sfogliare l’ enciclopedia per vedere il significato di una parola, o la collocazione temporale di un personaggio storico. E poi il tuo entusiasmo quando dovevi scrivere un articolo, e la tensione che si scioglieva subito dopo, finito il lavoro, con la preparazione di un bel piatto di fagioli da gustarsi davanti alla tv, anche alle quattro del pomeriggio.

Perdendo te, ho perso tantissimo, a volte mi chiedo che senso ha che il tuo percorso si sia interrotto, dal momento che avevi ancora tanto da dire e da trasmettere. Quello che non hai potuto fare…dove é andato?

Ieri al supermercato ho visto un omino, mi ha ricordato te, nei suoi gesti lenti per risparmiare fiato, nelle smorfie della bocca per togliersi dall’ imbarazzo, nel guardarsi intorno per controllare che nessuno lo stesse guardando.

Tra poco arriverà l’ autunno, e alle prime pioggie, non ci sarà la segatura a tamponare l’ acqua che ti entra in casa, non ci sarà l’ odore di umido sui tuoi vestiti, il plaid scozzese sopra a letto, i bicchieri usati sul tavolo, l’ acquaio della cucina pieno dipiatti, il frigo vuoto, la radio accesa in bagno.

Mal di Mamma

pistola-ad-acquaAl mare, sugli scogli, spiaggia libera. Mia madre, china sulle ginocchia, tenta di darmi una mano ad infilare le scarpette di gomma  a mio figlio.  Il piedino sudato e le ciabattine umide rendono l’ impresa molto difficile, considerando poi che il piccolo, appena sveglio dal pisolino pomeridiano, non ha nessuna intenzione di darci una mano. Accade ad un certo punto che due bimbi piccoli, diciamo sui 2 anni e mezzo, vicino a noi sulla spiaggia, cominciano a giocare con le pistole ad acqua e “disgraziatamente colpiscono” con uno spruzzo mia madre che lancia istantaneamente un grido di dolore come se qualcuno le avesse pestato pesantemente un piede. Si alza, smette di fare ciò che che stava cercando di fare e molto indispettita dice ad alta voce: “Se si riprovano a bagnarmi gli dirò di andarlo a fare alla loro mamma!” .

Mi sono vergognata per lei, e le ho risposto che mi sembrava una reazione esagerata, di una persona poco sensibile e intollerante verso gli altri. Insomma se non riesci neanche a  tollerare due bambini che giocano a spruzzarsi l’ acqua sulla spiaggia, ad Agosto, forse é meglio che rimani a casa.

Non so, ho un pessimo rapporto con mia madre,  quest’ anno ho passato con lei qualche giorno al mare, e come sempre, con i suoi atteggiamenti e le sue uscite, riesce sempre a rendermi nervosa e scontrosa. Come quando, un pomeriggio dopo pranzo, nel silenzio più totale, se ne é uscita dicendo: ” Mah, dicono che Piersilvio Berlusconi sia gay, e che la storia con la Toffanin sia tutta una copertura, dimmi te…”. Per carità, uno può anche conversare di Gossip, siamo in vacanza, i giornali sono pieni, ma per lo meno parliamone dandogli la giusta importanza (nessuna per me) e non come se fossero notizie sulle quali intavolare discussioni, o addirittura sentirsi toccati e colpiti! Non lo tollero.

Il suo vivere per se, mi fa male. Questi due episodi sono solo stupidagginie, ma il fatto è che lei é sempre così. Sembra galleggiare perennemente a pelo dell’ acqua, attenta a tenersi stretto il suo salvagente e a guardarsi bene che gli altri (figlie comprese) non glielo sottraggano. E’ estremamente concentrata su se stessa ma allo stesso tempo non si accorge di come é. Io invece, di contro, quando sono con lei, sono troppo concentrata su di lei.

Siamo proprio diverse, lei é tutta una regola, tutto deve andare e deve essere fatto nella maniera giusta (la sua), tutto deve essere ampiamente calcolato prima, i giorni di vacanza, lo svolgimento delle giornate, cosa cucinare, come stendere i panni, come lavare i piatti, come prendere i caffè, quanto zucchero metterci. Quel che mio è mio e quel che è tuo è tuo e ci devi pensare te. Lei, a quasi 70 anni, ha 10 tipi diversi di costumi, tutti nuovi, altrettanti prendisole, creme abbronzanti, dopo sole, anti sole, anti età, lacca, trucchi, phon, bigodini, quando si muove ha la borsa per le cose del bagno, quella per le scarpe, quella dei vestiti leggeri e quella dei vestiti pesanti.  Io invece ho tre costumi, comprati negli ultimi tre anni, nessun prendisole, una crema da supermercato per il viso,  una valigia piccola dove cerco di mettere tutto perché odio fare e portare i bagagli, le mie giornate sono tutte un incognita, quel che é mio é tuo, e a volte il caffè lo prendo amaro ma a volte con lo zucchero di canna.

Non é cattiva, é solo abituata così, e la solitudine non l’ ha certo aiutata a migliorare.

Vorrei davvero riuscire a trovare un punto di incontro, ma per adesso, niente da fare. Le distanze sembrano allargarsi sempre più. Ci sono ancora dei nodi molto profondi da sciogliere, e per farlo devo smettere di guardare lei, e cominciare invece a “vedere” me. Finchè riuscirà ad influenzare il mio stato d’ animo, le cose non cambieranno…e se un giorno cambieranno, lo so, sarà perché io avrò smesso di aspettarmi che lei sia diversa da ciò che é…

Anche io infondo faccio il suo solito errore, desiderando che si comporti come io ritengo sia giusto… lo stesso errore che ha fatto il mio Babbo, e che lo ha portato ad essere lasciato solo. Crescendo mi rendo conto quanto i genitori siano importanti per i propri figli, determinano il nostro cammino, le nostre scelte, i nostri errori o le nostre vittorie, fino a che non impariamo a camminare con le proprie gambe e ad assumarci la piena responsabilità della propria vita.

So che per molti starò solo dicendo delle cose ovvie, ma per me sono piccoli traguardi che sto raggiungendo con molta fatica, sono riflessione a voce alta che faccio per imprimerle nella mia testolina che, per certi versi, é ancora molto acerba…

Secondo Posto

secondo-postoEra da tempo che volevo scrivere, ma ho sempre meno tempo. C’ è sempre qualcosa di più importante da fare prima di soddisfare i miei bisogni. Mi rendo conto che questa mia caratteristica di mettermi sempre al secondo posto, ancora fa parte di me, sarà dura cambiare.

Mi sono sempre considerata buona, altruista, umile, una persona disponibile ad ascoltare i problemi degli altri. Ho sempre pensato che se fossi stata buona, la vita mi avrebbe sorriso, perché gli altri si sarebbero accorti della mia bontà, e avrebbero pensato: ” mamma mia, guarda lei come é buona, ce ne fossero di più di persone così…”. Talmente buona e brava che sicuramente un giorno qualcuno mi avrebbe salvato.

Niente di più sbagliato, il fatto di essere delle brave persone non garantisce proprio niente, in più mi sono resa conto di una amara verità: non ero affatto “buona”, ma solo una gran fifona, opportunista ed egocentrica, buona solo a vedere quanto é brava lei e stronzi gli altri, che, ovviamente, dopo i bei pensieri fatti sul mio conto, continuavano beati la loro vita, e tanti saluti.

Mi sentivo la povera pecorella smarrita nel bosco pieno di lupi affamati, neppure tu (Babbo) mi sei venuto a salvare. Ho capito solo ora che senitrsi una pecorella smarrita aveva un  vataggio: quello di fermarsi. La paura ti immobilizza, non ti fa andare avanti, non ti fa crescere. Crescere é fatica, é sacrificio, significa RINUNCIARE, significa tirare fuori le unghie, farsi strada nel branco di lupi, ucciderne qualcuno se necessario, significa difendersi, tirare fuori il proprio carattere la propria personalità, significa DECIDERE, in prima persona.

Ho sempre avuto paura di farlo, decidere, esprimere i miei pensieri, poteva voler dire, perdere qualcosa, o qualcuno. Spesso mi hai girato le spalle (Babbo) quando provavo ad esprimermi, percepivo che ti sentivi tradito, in quei momenti non ero più la tua bambina, provavo ad essere adulta, e a te non piaceva.  Egoisticamente, mi mettevi il broncio, mi mettevi anche alla porta se lo ritenevi opportuno, e con me “non giocavi più”, come si fa tra bambini, che quando litigano non si parlano per un po’, e magari si fanno anche qualche dispetto.

Dovevo scegliere, o me, o te. E io ho scelto te. Mi sono messa da parte, al secondo posto, e ho continuato, per scelta, ad essere la tua bambina, a vestire i panni della bimba brava e speciale che tu volevi che fossi.

Mamma mia, non volendo mi sono infilata in un discorsone che per spiegarlo ci vorrebbero giorni, e poi a dirla tutta, mi fa un po’ male dire queste cose, se tu fossi qui, forse mi daresti di stupida e  cercheresti di chiudere la cosa, di non dargli seguito. Per me invece é stato molto importante metabolizzare tutto questo, perchè quando te ne sei andato, non ho pianto solo la tua mancanza, ma anche la mia. Con te se ne é andata anche la bimba buona e speciale che ero, e ne é rimasta una sicuramente più triste, che stà provando a crescere e a diventare adulta, che cerca di capire come é fatta, cosa vuole, dove vuole andare.

Capire questi meccanismi é molto duro, a tratti deprimente, analizzare un pensiero ed esprimerlo fermandomi a riflettere, equivale a scalare la vetta di una montagna piena di ostacoli, e quindi, prima di cominciare, c’é sempre qualcos’ altro da fare prima, ed io e i miei bisogni, slittiamo al secondo posto…

Resta il fatto, che oggi più di prima, tu mi manchi. Potessi riaverti così come eri, farei carte false.

Mi scopro sempre più simile a te, ti somiglio perchè sono triste, perchè amo la solitudine ed il silenzio, perchè disprezzo la cattiveria, perchè mi faccio delle domande, perché sono sempre alla ricerca della verità delle cose, perché penso che la vita sia molto di più di quello che vogliono farci credere, perché vorrei un giorno lasciare qualcosa di me a mio figlio, anche solo riuscire a  trasmettergli i giusti valori, che già mi sembrerebbe un bel traguardo…